Sistemi nastro DENSOLEN - Compatibilità dei rivestimenti di polipropilene da fabbrica
Non per ultimo, dovuto alla completa e durevole tenuta del giunto verso l'involucro di fabbricazione, con i sistemi nastro DENSOLEN viene realizzata una protezione anticorrosiva sicura dei settori di saldatura delle tubazioni d'acciaio. L'arresto verso l'involucro avviene con ciò attraverso una mano di fondo (DENSOLEN-Primer, soluzione di caucciù e resine non saponabili nella benzina), che si ancora meccanicamente nel fondo ruvido.
Il collegamento al sistema nastro DENSOLEN avviene infine attraverso la saldatura a freddo dello strato superficiale di colla butilica del nastro con la mano di fondo. Con lo stesso trattamento e pulizia della superficie l'adesione dei sistemi DENSOLEN su involucri di polietilene e polipropilene è identica. Siccome non esistono nessuna "incompatibilità" chimiche, i sistemi a nastro DENSOLEN sono completamente compatibili con gli involucri di polipropilene.
Possono essere utilizzati prodotti in petrolato DENSO a contatto con PE o PP ?
Prodotti di petrolato DENSO si basano sulla vaselina tecnica e quindi ad una miscela di idrocarburi inerti e a catene brevi. Con ciò è data una parentela chimica verso polietilene e polipropilene.
Ammorbidenti particolarmente reattivi non sono contenuti nei prodotti di petrolato. All'utilizzo di prodotti di petrolato su PE o PP vanno differenziati due casi:
Ricoprimenti PE, PP
Per l'utilizzo di materiali di petrolato DENSO su un involucro di protezione anticorrosiva di PE o PP non sussiste alcuna restrizione. Secondo l'esperienza acquisita i prodotti di petrolato DENSO sono pienamente compatibili con tali involucri/ricoprimenti. Non si conoscono influenze negative. I prodotti di petrolato sono adatti per la protezione anticorrosiva sicura su tubi e installazioni isolati con PE o PP.
Tubi a pressione PE, PP (gas)
Attraverso la vicina parentela chimica di PE / PP verso il petrolato è possibile una diffusione dei componenti di petrolato negli strati superiori delle molecole delle pareti dei tubi. Questo potrebbe influenzare la resistenza del materiale del tubo e a un carico di pressione, dovuto dal trasporto del medio/fluido, teoricamente potrebbe causare delle cricche di tensione nella parete di plastica. Il comportamento delle cricche di tensione dei tubi PE è però fortemente dipendente dalla qualità del PE. Poiché non abbiamo alcuna informazione da parte del produttore dei tubi riguardo la qualità PE utilizzata, da parte nostra non è possibile fare una dichiarazione di plausibilità. Tutti gli esami finora eseguiti e secondo le esperienze, nessun tale comportamento mostra cricche di tensione, e a noi non è conosciuto alcun caso di tale danno. Solo per la possibilità teorica però non possiamo dichiarare una raccomandazione, per la zona di giunzione PE - acciaio in tubazioni a pressione del gas, per l'utilizzo di petrolato. In alternativa a ciò i corrispondenti componenti possono essere ricoperti con nastri e masse di riempimento sulla base di polietilene e caucciù butilico (sistemi DENSOLEN). A causa anche della teorica possibile influenza del materiale PE attraverso il solvente della mano di fondo, sul tubo PE non dovrebbe essere applicato una mano di fondo. Nonostante ciò, una tenuta sicura nel settore di giunzione può essere ottenuta, pulendo accuratamente la superficie del tubo PE ed eventualmente scegliendo una larghezza di sovrapposizione maggiore sul tubo PE.
Può essere utilizzata la stuoia di protezione tubi DENSOLEN come sostituzione della sabbia?
Le stuoie di protezione tubi DENSOLEN DRM-PP sono resistenti alla decomposizione, materiali di velo basati su polipropilene modificato, che si distinguono grazie ad una elevata caricabilità meccanica. Attraverso il loro effetto ammortizzante colpi e distribuzione del carico, esse proteggono involucri di protezione anticorrosiva di tubi d'acciaio e tubi di plastica da danneggiamento dovuto a componenti del terreno.
All'impiego di stuoie di protezione tubi DENSOLEN DRM-PP 1000 Plus, per l'alloggiamento delle tubazioni e il riempimento può essere utilizzato materiale del suolo con grano più grande di 63 mm (ghiaia grossolana, classificazione secondo DIN 4022 risp. DIN 18196) invece della sabbia. A ciò bisogna osservare le norme pertinenti applicabili riguardo l'alloggiamento di tubazioni, riempimento di fosse e compressione, in particolare le norme DIN 1610, DIN 18300 e le schede tecniche di lavoro DVGW G 462, G 463 e G472.
Di quanto per i tubi di plastica, attraverso l'utilizzo di materiale di alloggiamento e riempimento sopra descritto, influisce il comportamento a distanza nel tempo, deve essere concordato, dovuto ai molteplici tubi di plastica che si trovano sul mercato, nel singolo caso con il produttore dei tubi.
C-30 o C-50 ?
I sistemi a nastro con classe di carico C-30 e C-50 si distinguono particolarmente in due caratteristiche
- Resistenza alla pelatura/al taglio
- Resistenza alla compressione
Questa differenza non si presenta soltanto a 50 °C, bensì si nota chiaramente già a 23 °C. Un sistema a nastro C-50 offre con ciò anche a temperatura ambiente una riserva maggiore di sicurezza contro danneggiamento meccanico oppure contro il taglio dell'involucro. Se si considera che l'involucro PE di fabbrica possiede una notevole e elevata capacità di resistenza meccanica che i sistemi a nastro C-50, allora ad un involucro successivo va data priorità a un sistema a nastro C-50 sempre solo quando nessun aspetto di lavorazione è contrario al suo impiego. Così tutti i collegamenti di saldatura, tubi e curve di tubi possono essere ricoperti senza alcun problema e senza alcun svantaggio di lavorazione con sistemi a nastro C-50. Soltanto all'avvolgimento a mano di componenti con forma complicata un sistema a nastro C-30 di nastro in caucciù butilico e un astro di protezione meccanico nella somma offre una protezione anticorrosiva migliore. Qui la minore resistenza meccanica viene compensata attraverso un avvolgimento più semplice, che evita pieghe e spazi vuoti durante la lavorazione.
Un risparmio dei costi cambiando al sistema C-30 sarebbe realizzabile soltanto quando verrebbe impiegato un sistema puro a nastro a due strati. A causa della tenuta insufficiente nella sovrapposizione a nastro di tali sistemi il loro impiego non è consigliabile, perché in questo modo non è garantita una protezione anticorrosiva durevole. Sistemi a nastro C-30 d'alto rendimento non offrono nessun vantaggio di costi rispetto a varianti di C-50.
Sono resistenti a raggi UV i nastri DENSOLEN ?
Nastri DENSOLEN-AS e S sono nastri di protezione anticorrosiva a tre strati con un foglio portante di polietilene e rivestimento in ambedue i lati di caucciù butilico.
Sia il polietilene utilizzato che anche il caucciù butilico sono stabilizzati contro la decomposizione causata da raggi UV attraverso additivi idonei.
A lungo termine, spiacente, anche plastiche stabilizzate vengono danneggiate da raggi UV e con ciò perdono parzialmente le loro caratteristiche di materiale. La conservabilità di polietilene stabilizzato può essere stimata a circa 3 - 5 anni, quella corrispondente di un caucciù butilico è maggiore.
Attraverso la composizione a più strati dei nastri DENSOLEN nonché attraverso la composizione a più fasce dei sistemi DENSOLEN l'involucro/ricoprimento è a lungo termine stabile a raggi UV. Lo strato esterno del nastro di caucciù butilico protegge gli strati e le fasce di nastro sottostanti. Anche se questo strato esterno dovesse venire distrutto nelle sue caratteristiche di materiale attraverso i raggi UV, mantiene lo stesso lontano i raggi UV dalle fasce di nastro e ricoprimento sottostanti.
La formazione di una certa ruvidità superficiale e alterazione da intemperie dello strato esterno di caucciù butilico ("pelle di elefante") non rappresenta alcuna carenza del sistema ed è condizionata dagli agenti atmosferici.
Che significato possiede la capacità di un ricoprimento di autocicatrizzarsi ?
Viene denominata come effetto autocicatrizzante la caratteristica di materiali anticorrosivi, di richiudere un piccolo punto difettoso nel ricoprimento attraverso lo scorrimento freddo del materiale di rivestimento.
Immagine 1: Principio di "autocicatrizzante" nella prova da laboratorio
Effetti autocicatrizzanti si presentano solo in materiali con rivestimenti adesivi molto morbidi, che senza pressione o solo con una minima pressione autonomamente possono scorrere. Tali materiali di natura hanno solo una minima resistenza alla pelatura e al taglio. Detto diversamente: Con la capacità di "guarire" piccoli punti difettosi, aumenta il pericolo di danneggiamento dell'involucro/ricoprimento attraverso attacchi di spelatura e di taglio.
Con autocicatrizzarsi non si intende affatto il ripristino completo della qualità dell'involucro/ricoprimento, bensì soltanto la copertura isolante dielettrica della superficie d'acciaio con massa adesiva morbida. I materiali portanti più solidi, i quali rendono il maggior contributo per la capacità di resistenza meccanica di un involucro/ricoprimento, non partecipano all'autocicatrizzarsi. Ciò ha come conseguenza, che al punto "guarito" la resistenza meccanica dell'involucro/ricoprimento è notevolmente minore che nello stato iniziale sano. Quindi l'autocicatrizzare non può essere l'alternativa alla vera e propria riparazione di punti difettosi, che si creano prima della posa dei tubi e del riempimento della fossa.
Se invece si tratta di difetti, che si sono creati solo durante il funzionamento della tubazione, allora non appare più così promettente il successo che un punto difettoso "guarito" con resistenza minima meccanica possa resistere nel tempo ad un carico meccanico, il quale ha causato un danneggiamento già al ricoprimento originale notevolmente più resistente.
Altrettanto ideale nell'immagine 1 e nelle "disposizioni da laboratorio" usuali per la dimostrazione di effetti autocicatrizzanti è il fatto, che la colla può liberamente scorrere, la causa del danno quindi è stato rimosso dalla superficie del tubo. Naturalmente questo scenario nella pratica non è realistico. Molto più invece la causa del danno, di regola un sasso, continuerà a comprimere nel ricoprimento/involucro. Ciò ha la conseguenza, che diversamente dalla prova in laboratorio, la massa di colla non può scorrere liberamente risp. che la pressione del terreno / componenti del terreno ha l'effetto contrario allo scorrimento della colla. Con ciò però nella pratica non è più dato la differenza tra involucro/ricoprimento autocicatrizzante e non autocicatrizzante. Quindi non è da meravigliarsi, che l'efficacia di effetti autocicatrizzanti sotto condizioni nella pratica fino ad oggi ancora non sia stato dimostrato.
Risultato
- Autocicatrizzante non significa il completo ripristino della qualità originale dell'involucro/ricoprimento.
- autocicatrizzante funziona soltanto per
- punti difettosi di piccolo diametro
- punti difettosi di piccolo diametro
- Sotto condizioni di laboratorio, gli involucri/ricoprimenti di protezione anticorrosiva possono richiudere un punto difettoso di un definito diametro. Le resistenze degli involucri/ricoprimenti, resistenze meccaniche e spessori degli strati sono però minori che sul materiale iniziale non lesionato.
- Autocicatrizzante è un effetto da laboratorio, dove la sua efficacia ancora non è stata comprovata nella pratica.
- Con la capacità di autocicatrizzarsi aumenta il pericolo di danneggiamento dell'involucro/ricoprimento attraverso attacchi di spelatura e di taglio.




